foto di Roberto Taddeo
testo di Martina Liverani

Lo Matson: il mercato dove si coltivano relazioni

Un mercato all’aperto la prima domenica di settembre nel centro di Courmayeur: aria fresca, prodotti freschi e facce fresche. Social ancora prima che il termine fosse inventato, Lo Matson è il mercato contadino dove si coltivano relazioni.

Il meglio di quanto di buono la Valle d’Aosta produce arriva nel centro di Courmayeur: alle cinque del mattino gli artigiani mettono in mostra sui banchi il frutto del loro lavoro, quello fresco di giornata o quello che ha richiesto un anno di fatica ed è ancora più prezioso. Coltivare relazioni, dicevamo. Perché un mercato è fatto soprattutto di storie. E al mercato di Courmayeur ce ne sono tante: c’è quella della famiglia che da generazioni fa formaggi perché è ciò che sa fare meglio, c’è quella dell’impiegato che ha cambiato vita e ora si dedica al foraging, quella di chi ha lasciato la città e ha realizzato un sogno, o chi dalla Valle non se ne è mai andato. Coraggiosi, sinceri, scorbutici o simpatici, chiacchieroni o un po’ impacciati. Chi parla con le api perché così il miele è più buono, chi fa il formaggio di notte, chi accarezza le piante di génépy e chi coltiva lo zafferano. Perché? Lo racconteranno loro stessi e non vedono l’ora di farlo.

Lo Matson in patois vuol dire “merenda” ed è l’imprescindibile momento della giornata dedicato al cibo. Il più antico e al tempo stesso moderno dei social network cos’è se non un tavolo apparecchiato con qualcosa di buono da condividere con chi lo sappia apprezzare? Buon cibo e convivialità sono alla base di questa tradizione che si perde nei tempi e nelle valli. Oggi è di fatto il modo più semplice, ecologico e moderno di intendere il cibo: non solo nutrimento, ma materia che ci mette in relazione con noi stessi e con gli altri. Lo Matson, la merenda, è il momento della giornata in cui ci si ferma, ci si riprende il tempo. Una tradizione viva ancora oggi tra la gente di montagna, che dopo una giornata di lavoro, rinfranca il corpo e lo spirito con un boccone di formaggio, qualche fetta di mocetta, un buon bicchiere di vino, una crostata con marmellata di lamponi. Un momento importante, di confronto e convivialità. Si svolge nelle case della Valle d’Aosta, nasce in maniera spontanea, quando la voglia di terminare la giornata di lavoro coincide con l’apertura di una bottiglia di vino e la distribuzione dei bicchieri. Vietato alzarsi prima che la bottiglia sia finita, o che ognuno abbia fatto assaggiare a tutti il proprio formaggio o salume artigianale. I prodotti della terra vanno condivisi. La condivisione è una parola insita nel lavoro di queste persone.

Lo Matson racconta Courmayeur e la sua valle con una storia lunga un anno. È il culmine delle laboriose stagioni di montagna. Prendiamo la mela renetta, per esempio. I fiori di melo colorano la primavera in vallata, durante l’estate i pomi diventano turgidi, la polpa finissima si riempie di profumi e la buccia assume il colore della ruggine. Negli ultimi giorni di agosto inizia la raccolta: una a una, le mele vengono delicatamente impugnate e staccate con un movimento rotatorio e dolce. Deposte con amabile cura in cassette dove continueranno il soggiorno invernale. Settembre è il mese del loro debutto: pronte e succose per essere regine di torte, conserve o frittelle. Oppure i formaggi. Mentre gli allevamenti in alpeggio si preparano a rientrare, i casari hanno lavorato tutta l’estate trasformando il latte munto nelle malghe in formaggi carichi di aromi e profumi di montagna. Dentro ogni fetta di quelle tome e fontine c’è tutta la fatica, la bellezza e la maestria di chi ha trascorso l’estate in alpeggio: la sveglia è molto presto, alle 3 del mattino, e comincia la prima mungitura della giornata. Mentre le bovine vanno al pascolo, il casaro compie le lavorazioni. Nel pomeriggio, seconda mungitura e altra lavorazione. Una routine quotidiana, che scandisce i ritmi delle giornate estive e si ritrova in quel miracolo culinario che porta il nome di formaggio d’alpeggio e che a settembre è sui banchi del Lo Matson. E che dire degli ortaggi? L’orto di montagna ha una stagionalità tutta sua: il clima e l’altitudine accorciano l’estate, con il risultato di una gamma di prodotti tardivi che a settembre sono pronti per essere gustati. A settembre c’è aria di vendemmia: le viti se ne stanno attaccate alla terra, e raccogliere i grappoli è difficile e faticoso. I vigneti attorno a Courmayeur sono ordinati e in salita. Non sono solo filari: sono la dimostrazione della tenacia dell’uomo, del desiderio profondo di prendersi cura della terra e condividere i suoi frutti. Amare, proteggere, essere custodi di questo spicchio di montagna. E trarre forza e sicurezza dalla diversità. Servono un sacco di tempo, lavoro e tenera cura per coltivare quei prodotti. E coltivare nuove relazioni.

Quando è nato, sedici anni fa, Lo Matson è stato il primo mercato dei prodotti agricoli della Valle d’Aosta. Raccolti tutti insieme nello spazio di una passeggiata, prodotti e produttori, saperi e sapori, le cose più buone della valle sono pronte per lasciarsi incontrare. I produttori che partecipano al mercato hanno tutti sede in Valle D’Aosta. In questo modo si trovano sia i prodotti la cui filiera è totale, come il formaggio, i vini, il miele, gli ortaggi o le erbe officinali, ma anche quelli di chi ha maestria nella trasformazione di materie prime non strettamente locali, come nel caso del prosciutto, il cioccolato o la pasticceria. Da un lato il territorio, dall’altro l’uomo e la sua capacità di trasformare i prodotti.

La cosa formidabile de Lo Matson è il rapporto che riesce a costruire con le persone che coltivano o producono il cibo che mangiamo. Conoscere agricoltori o allevatori facendo la spesa ai loro banchi e costruire una relazione che porta a essere invitato in alcune delle aziende agricole, insegna una specie di rispetto verso ciò che consumiamo e come lo consumiamo e mostra il reale valore di chi lo produce. Costruire una relazione con chi ogni giorno si occupa del cibo che mangiamo aggiunge una nuova dimensione al mangiare, e cambia il nostro modo di vedere il cibo.

Qua in montagna si lotta. Si lotta con il clima e le pendenze. Si lotta con le distanze, le stagioni. E qua in montagna si sogna. Quando ti avvicini a uno di quei banchi, annusi un formaggio o assaggi il boudin, accarezzi una renetta turgida, ecco, in quel momento il cibo smette di essere solo una merce, diventa un filo, una comunità, una relazione, fatta di fiducia, comprensione, affidamento.

Lo Matson è anche partecipazione.  Perché al pari del produttore, anche chi a Lo Matson è dall’altra parte del banco, per scegliere, provare, conoscere e acquistare, si sente il protagonista principale di queste storie. Chi si aggira tra i banchi, che sia curioso o esperto, che sia un fedele in attesa delle primizie o uno arrivato per la prima volta, chi sa già cosa vuole o chi vuole solo lasciarsi conquistare, sa per certo una cosa: sa che è proprio nel romanticismo di quei banchi un po’ disordinati che comincia una nuova storia. Un’amicizia, una relazione, un patto, una ricetta, uno scambio, un consiglio o un’opinione. Non si tratta solo dell’esercizio di saper scegliere il prodotto più adatto, il cibo e la cucina sono rapporti. Una volta a tavola, sarà bello raccontare il sapore di un formaggio pensando alla faccia di chi lo ha prodotto con le proprie mani, il rispetto per la dolcezza di quel lardo ricordando la storia di come si produceva nelle case di montagna, la personalità del vino avendo bene in mente la tenacia dei viticultori della Valle.

Benvenuti in questo moderno social market. Autentico e diffuso. Dove non ci sono barriere. Dove c’è rispetto, condivisione e relazioni. Un luogo dove ascoltare storie vere di produttori coraggiosi e sinceri, assaggiare prodotti formidabili, ed infine comprare esperienze e lasciare un segno del nostro passaggio.