testo di Nike Baragli

Mano-Immissioni, racconti d’artigiani: Davide Montorsi e Medulla

Cosa ci fanno il Maestro Yoda, Michael Jordan, Johann Wolfgang von Goethe e Rudolf Steiner in una legatoria a Modena? La domanda un po’ paradossale ha una risposta concreta: ispirano e spronano. La legatoria dove i quattro “si riuniscono” è la Bottega dai Gozzi, e il ragazzo con cui confabulano si chiama Davide Montorsi. È lui il creatore di Medulla, un marchio di serigrafia naturale su tessuto e su carta.

 La storia professionale e passionale di Davide comincia alla scuola d’arte di Modena negli anni ’90, quando le parole d’ordine erano: jeans e maglietta. Per distinguersi nel mare dalle gambe blu era la tshirt l’elemento su cui investire: i risparmi venivano puntualmente scialacquati da Seta Cotta, un negozio di usato americano. Un bel giorno, però, Davide decide di fare stampare delle magliette disegnate da lui, che rivende anche ai concerti. Il passo successivo è quello di procacciarsi un telaio serigrafico, la racla, la spatola dalla lingua di gomma, e i colori adatti. Una vecchia cassettiera dismessa cui vengono aggiunte una lastra di vetro e le lampadine al neon, diventa il suo primo bromografo, e Davide comincia a sfornare magliette serigrafate in casa. Le prime stampe sono con colori a base acqua, che si fissano al tessuto in un paio di giorni all’aria aperta. Il trasloco del laboratorio dal garage di casa alle cucine della Locanda Panaro cambia però l’approccio alla serigrafia. Il nuovo edificio è restaurato secondo i principi dell’architettura organica vivente, nel pieno rispetto della natura, e considerando l’ambiente tutto un organismo con cui interagire. Lavorare con sostanze non proprio salubri in un ambiente intonso stona. Alla percezione delle bad vibrations emesse dai solventi si aggiunge l’incontro con due dei quattro “frequentatori” della legatoria, Steiner e Goethe, che rendono irrinunciabile il cambiamento. La lettura delle loro riflessioni sull’influenza di colori, forme e materiali su tutti gli esseri spinge Davide alla semplificazione: l’obiettivo diventa quello di eliminare dal lavoro qualsiasi sostanza che alteri il rapporto naturale tra l’uomo e il manufatto. La ricerca va spinta fino al midollo della questione, da cambiare è l’essenza dell’approccio. Medulla, il cui nome deriva proprio dalla parola latina che indica tanto il midollo quanto l’essenza,  nasce per fissare l’anima di piante e altri elementi su una superficie, per farla esprimere tramite il colore. Sono ormai cinque anni che Davide lavora sull’estrazione di pigmenti naturali e sulla loro miscela con acqua e un catalizzatore naturale per ottenere la giusta pasta serigrafica. Relazionarsi alla natura richiede di stare ai suoi tempi, e di essere caparbi. È qui che entrano in gioco gli altri due preziosi collaboratori, che negli anni di esperimenti hanno sempre incoraggiato Davide: il Maestro Yoda lo rincuorava con le sue magiche parole ‘Fare o non fare! Non c’è provare!’ e Michael Jordan con l’esempio di una vita dedicata alla ricerca di strade sempre nuove per superare le difficoltà. Trovando conforto negli sguardi di questi quattro grandi maestri, che lo osservavano dalle foto appese al muro di fronte a lui, Davide ha continuato per un anno e più a mettere in lavatrice tessuti stampati con colori naturali, e a tirarli fuori privi di alcuna immagine. Le agende si riempivano di formule sempre nuove per carpire il segreto dell’equilibrio delle miscele. Finalmente, lavaggio dopo lavaggio, un giorno, la stampa era sopravvissuta all’acqua. Trovata la chiave del segreto dell’attecchimento, il lavoro era però ancora lungo: ogni pigmento ha un suo carattere, ci sono i più pigri e i più reattivi, i più secchi e i più morbidi. Quelli che ad oggi hanno dato un buon risultato sono ottenuti dalla clorofilla, dalla curcuma, dalla cocciniglia, dal legno di campeggio, dall’indaco e dalla robbia. La stampa su carta, invece, permette di spaziare di più sulle materie prime, per la facilità di assorbimento del supporto. I soggetti delle serigrafie sono in parte disegnati da Davide stesso, e in parte frutto di collaborazioni con altri autori, ma la caratteristica che li accomuna tutti è di essere sempre veicoli di una storia.

C’è un uomo vestito di peli, fa segno di tacere col dito e intanto si appoggia leggermente a una clava che tiene in mano: è il Selvatico, il mitico abitante delle montagne europee, l’uomo libero che ha insegnato all’umanità a vivere nella natura, per essere poi spinto sull’orlo dell’estinzione dal cugino “civilizzato”.  Il superstite vive ritirato sulle montagne e chiede rispettoso silenzio per lo scempio dei compagni. Davide l’ha incontrato nel bestiario Trecentesco di Giovannino de’ Grassi, lo ha scelto come uno dei personaggi simbolo di Medulla, e lo porta in giro a diffondere ancora la sua testimonianza, stampandolo su carta e su tessuti.

Luca Zamoc, un giovane artista modenese, in viaggio su una nave cargo da Genova a New York, nel mezzo di una tempesta si è sporto a guardare le onde: nel brulicare della marea è riuscito a scorgere il cuore dell’oceano, e l’ha disegnato. La serigrafia è stata tra le opere esposta per l’inaugurazione di Medulla.

Gli spunti per i disegni sono dappertutto, dai libri, alla musica, agli incontri con persone speciali. Ogni opera viene stampata in tiratura limitata, solitamente attorno alle 30 copie.

Alla ricerca sul colore naturale Davide ha subito accostato anche quella sul supporto: i tessuti a cui ricorre sono di cotone certificato, prodotti da una filiera che garantisce il pieno rispetto della materia prima e del lavoratore.

Oggi il laboratorio di Medulla si è spostato all’interno della Bottega dei Gozzi, una storica legatoria modenese. Steiner, Goethe, Yoda e Jordan continuano a confortare Davide dai ritratti appesi al muro, e a sostenerlo nella perpetua avventura alla ricerca dell’essenza.