foto di Daniela Zedda
testo di Nike Baragli

Senes, undici ritratti dal secolo scorso

Gli uomini, come i frutti, maturano: gli uni giungono alla maturità, gli altri alla maturazione.

 

 

È l’invecchiamento a portare con sé questa crescita, che è più intima che fisica. Il senex latino era una persona avanti con l’età, e con l’esperienza, dalla scorza decorata con la storia di una vita. La comunità dei senes racchiude la storia dell’umanità e si staglia, in posa, come modello per il futuro.

 

È all’interno del palinsesto Ritorni al futuro, promosso dal Comune di Milano, che, nel ciclo di eventi L’aldilà e l’aldiquà, curati dal gruppo di Nonostante Marras, si inserisce Senes: una mostra fotografica, un libro e un vino. L’idea nasce dal desiderio della Cantina Argiolas di omaggiare la longevità sarda, attraverso un reportage fotografico di Daniela Zedda, che immortala 11 centenari isolani, un libro che ne raccoglie i ritratti e le storie, raccontate dalla giornalista Manuela Arca e dalle parole chiave dello scrittore Marcello Fois, e un vino, un cannonau riserva.

 

 

La storia vinicola della famiglia Argiolas comincia, tre generazioni fa, dalle mani di Antonio, il centenario fondatore. Nell’equilibrio della sua vita, ritmata dalla natura dell’isola madre, si riflette, secondo i nipoti, l’animo del vino, che con la maturazione riesce a commisurare il calore, la forza e l’austerità, lasciando un’impronta che ricalca i solchi del volto del nonno. Entrambi, lui e il vino, non invecchiano, ma, come amava sostenere, diventano grandi. Questo è vero in particolare per la riserva Senes, dalle vigne delle colline di Siurgus Donigala, dove i terreni marnei esposti a forte escursione termica giornaliera producono un frutto dall’identità decisa. Passando per la fermentazione in acciaio e in cemento, e per la maturazione in botte, il vino affina la sua storia, diventando membro di quell’ideale comunità di anziani saggi, testimoni per il futuro.

Il volto di Antonio Argiolas, assieme a quello di 10 compagni –come a formare un’inusuale squadra di calcio da lui stessa capitanata- sarà in esposizione fino al 28 aprile negli spazi di Nonostante Marras (Via Cola di Rienzo 8, Milano).  Queste 11 matrici, per dirla con Fois, con la loro testimonianza raccontano la storia dell’intera umanità: c’è Giulio Podda (102 anni) in sella a una Graziella e Filomena Marongiu (111) che legge un libro, Adolfino Puddu (102) che va in campagna con le pecore e Giacobba Lepori (103) che siede statuaria tra gli alberi. C’è Nevina, che ricama il macramè, e per Bianca Pitzorno, la scrittrice sarda, è la vera matrona che mentre impugna l’ago fa girare tutto il mondo sul suo dito.

 

Ad accomunarli, oltre alla provenienza da quell’isola che pare incantata e all’età, il vino: il consumo moderato di cannonau, ricco di polifenoli, è stato indicato dagli studiosi come uno dei segreti di lunga vita.

 

Le fotografie della Zedda, secondo Francesca Alfano Miglietti, la curatrice della mostra, non sono strumento di comunicazione, ma di resistenza: permettono di reiterare qualcosa che esistenzialmente non ci sarà più, ma che innesca una serie di nuove relazioni, rifiutando così d’esaurirsi. L’unicità del ritratto è data dal soggetto, ma anche dall’artista, che influenza profondamente l’opera. Entrambi questi personaggi entrano poi in dialogo con l’osservatore, che di fronte al silenzio dell’immagine, ascolta la storia raccontata dal fotografo. Curiosità, rispetto e capacità d’introspezione sono i segni distintivi della mano di Daniela, e ogni ritratto è racconto di un incontro. L’intera squadra, dai muri dello store dello stilista sardo, dialoga silenziosa con l’osservatore dell’aldiquà, mostrando un aldilà passato, così naturale e quotidiano da offrirsi come un perenne ritorno al futuro.