testo di Giorgia Cannarella

Sapore di Amburgo, sapore di sale

Amburgo ha il sapore di un'aringa mangiata a colazione al mercato del pesce.

Anche se, in realtà, dire aringa e basta è un po' riduttivo. Quell'aringa mica è da sola. Quell'aringa sta all'interno di un panino, invero un po' anonimo, ma tondo e morbido in una maniera simpatica. Un panino rassicurante. A fare compagnia all'aringa dentro il panino ci sono cipolle fresche, dettaglio non trascurabile alle sette di mattina.

Sarebbe bello sapere cos'ha fatto, quell'aringa, prima di arrivare lì dentro. Che fresca com'è in quel panino ci dev'essere proprio appena arrivata - magari dopo qualche ora di marinatura, ecco - perché senza essere salate o affumicate le aringhe non si conservano più di un paio di giorni. Sicuramente non ha fatto tanta strada: tutto il pesce, qui al Fischmarkt, viene direttamente dalle barche dei pescatori.

Ci troviamo a metà tra il quartiere di Altona e quello di St.Pauli, residenziale uno tanto quanto è alternativo l'altro, camminando tra bancarelle affastellate sul lungomare (per quanto sembri incongruo associare la parola a una visione ingrigita di moli industriali, ma d'altronde, chi siamo noi che stiamo mangiando un panino all'aringa a colazione per parlare di incongruità?). La tradizione del Fischmarkt si ripete ogni domenica mattina dal 1703: dalle 5 alle 9.30 in estate, dalle 7 alle 9.30 in inverno. Tertium non datur.

Alla fine del "camminamento" di bancarelle c'è la Fischauktionhalle, il padiglione un tempo dedicato alle contrattazioni, un'imponente struttura industriale costruita a fine Ottocento. Qui è dove si suona. E perché non si dovrebbe fare musica dal vivo in un mercato mattutino di pesce, in effetti? Dopotutto, buona parte degli avventori al mercato non sono nemmeno passati dal letto e arrivano direttamente da qualche serata - soprattutto dalle vie intorno alla Reepperbahn, il quartiere delle discoteche, dove gli shottini di bloody mary sono numerosi quanto i karaoke thailandesi. Un prolungamento della notte per alcuni, una sveglia presta per altri. I punk che sfidano le temperature sotto lo zero solo con un chiodo di pelle, gli anziani organizzati con le borse e la mappa mentale dei banchetti da cui passare.

Una dicotomia che si riflette anche nel cibo: al mercato del pesce ci sono anche dolci, come la focaccia dolce al burro che qui va per la maggiore, macellai, fornai verdurai con cassette straripanti di avocadi e banane che contribuiscono alla sensazione di straniamento generale. Una dicotomia in effetti propria di Amburgo, città che vive di ossimori e incongruenze, dove il centro rigoroso e austero si diluisce nelle strade hardcore di St.Pauli o nei cortili hipster di Schanzenviertal con una soluzione di continuità fluida come l'Elba.

Ma dobbiamo tornare all'aringa, ora, che le abbiamo tolto fin troppa attenzione. Anche se è fin troppo facile perdere la concentrazione anche per colpa dei suoi compagni di banchetto: tartare di salmone, gamberetti cicciotti, maccarelli marinati con il pepe, e anche vaschette di fish and chips dall'aria croccante. I prezzi che non superano mai i quattro euro rendono una scelta quasi obbligata assaggiarli tutti, o almeno mettersi di buon impegno per riuscirci.

 

Si beve caffè o birra, a seconda delle ore che si sono passate, o non si sono passate, nel letto. Si guarda l'alba stiracchiarsi pigra sul porto di Amburgo (che, tra le altre cose, è il maggiore della Germania e non lesina la visione di container di dimensioni titaniche), grigia quanto te l'aspetteresti, fredda pure. Si pensa che l'aringa è finita, e questo è un peccato vista la sua bontà. Ma la giornata è appena cominciata.