foto di Lea Anouchinsky
testo di Blue G.

La cacciata dal paradiso: tutta colpa di latte e ostriche

Molti pensano che sia stata la Lussuria a farci cacciare dal Paradiso terrestre. Sbagliato. È stata la Gola. La reale colpa di mademoiselle Eva fu quella di perdere la testa per il cibo, non per il sesso.
Anche se, poi, qui potremmo parlarne e aprire un capitolo su come questi due peccati siano direttamente legati l’uno all’altro, e come il piacere sessuale sia per l’anima ciò che la buona tavola è per lo stomaco. Non c’è cacciata dall’Eden senza alimento che venga mangiato e non c’è alimento che avvicinato e introdotto alla bocca non faccia immediatamente pensare al lato peccaminoso dell’atto che compiamo.
 
Immaginando la bella Eva coperta solo dalla foglia di fico (dopo aver indotto il povero Adamo a rubare il frutto proibito che pare non fosse una mela, ma un fico) sulle parti intime – e anche qui entra in gioco l’alimento o meglio la foglia di un alimento, che, se spezziamo il rametto che la lega all’albero, lascia uscire un latte dal profumo inebriante, il latte di fico, appunto. Ma cosa nasconde quella fronda a cinque punte se non il triangolo dei desideri o fico al femminile, cosa cela se non un cespuglietto alla pari de L’origine du monde di Courbet, che a sua volta vela il morbido corpo di un’ostrica uscita dalle acque? Tirando le somme, potrebbe essere andata così: la cacciata dal Paradiso ce la siamo guadagnata bramando un Ficus Ruminalis (dal latino ruma, mammella), Adamo è stato ingannato dal profumo inebriante del latte del frutto che Eva aveva cosparso sul suo corpo e sul seno prosperoso toccando i rametti della pianta, il povero Adamo, guardando la bella musa, sperando di arrivare a mangiare la sua profumata ostrica, è stato preso da un raptus di passione tale da indurlo a disobbedire alla parola divina cha proibiva di cibarsi dei frutti di quell’albero maledetto.


Eva, in sostanza, era una libidinosa e, come si confà a ogni donna, non ci stava a non assaggiare ciò che le era impedito di gustare. Il paradosso della gola e il male della povera Eva non era nell’ingurgitare a sproposito troppo cibo, ma nel gustarlo così avidamente, da concentrarsi sul piacere, detronizzandone la mera funzione di alimento. Così Eva sfida la volontà celeste rendendo il peccato di Gola tutt’altro che innocuo, palesandone un codice segreto generalmente nascosto, codice usato persino da Lucifero, per attirare gli ingenui e condurli alle soglie dei gironi dell’Inferno. Allora possiamo dire che il frutto del peccato non fu solo uno ma furono diversi. In primis il profumo del latte (indipendentemente dal tipo); secondo, il desiderio di mangiare le ostriche; e poi, se proprio vogliamo assecondare le religioni, il fico (o la mela).


Allora, già dalla notte dei tempi i nostri primogeniti erano educati al lusso e al piacere. L’immagine del latte che sgorga dalla pianta come dalle mammelle di Eva così come l’ostrica profumata e saporita – alimento amato dai più grandi amatori della storia, tra cui anche Casanova che ne faceva un uso spropositato per conquistare le sue prede – erano l’incarnazione di un amore innato per i peccati di Gola e di Lussuria. In effetti, se ragioniamo su questi due erotici alimenti – latte e ostrica – nell’immaginario collettivo hanno sempre simboleggiato erotismo, un erotismo consumato in più sensi, prima con la bocca e poi nell’atto sessuale – prima si mangia e poi si fa l’amore, non è forse cosi che funziona? Non dimentichiamo che in entrambe le situazioni, lasciamo che un corpo caldo penetri il nostro corpo. Prima di iniziare a mangiare, la nostra bocca produce un’ingente quantità di saliva per preparare le papille gustative, e similmente succede anche nel sesso, quando la donna sta per arrivare al culmine del piacere. Mentre mangiamo le nostre labbra si gonfiano e divengono più scarlatte così come avviene per gli organi sessuali maschili e femminili durante l’atto amoroso.


La prima cena consumata o desiderata potrebbe essere stata, quindi, latte e ostriche. Latte simbolo di vita, primo alimento che si dà a un neonato e che sgorga dal seno della mamma che prima di essere tale è anche una splendida donna ed emana un profumo che stimola il desiderio. Latte che fluisce dai turgidi capezzoli, parte fondamentale di un seno morbido e prosperoso. Ma, anche, latte che riempiva le vasche della bella Paolina Bonaparte, donna di salute cagionevole, isterica e viziata, che amava curarsi del suo corpo e che dopo essersi rotolata tra le braccia di innumerevoli amanti, a colazione, adorava consumare ostriche ricevute dalla bocca dell’amante, come scriverà in seguito la Allende in Afrodita.


E poi c’è l’ostrica, che fece la sua comparsa nella testa di Adamo fin dalla cacciata dal Paradiso terrestre, nota poi a greci e romani come piatto raffinato, definito da Omero ru sfiorata dal tocco di Venere in quanto la preziosità e la bellezza della perla al suo interno ne davano origini tutt’altro che terrene. L’ostrica è un simbolo del linguaggio amoroso, un allusivo mollusco in grado di surriscaldare l’ardore di Venere e inturgidire il vigore di Priapo, un esplicito alimento che ricorda l’organo sessuale femminile e che spesso viene divorato con lentezza per assaporare l’acqua al suo interno (se non è allusiva questa immagine), si succhia ancora viva, la si gusta profumata di mare. Per Casanova, l’ostrica è come il bacio: La fusione del mollusco vivo con la bocca trasforma il boccone in una sorta di ostia profana. È così importante nella conquista delle sue prede da farne anche un gioco, il gioco dell’ostrica in cui: Convengo che era difficile il gioco dell’ostrica. Ma mi sono impegnato a insegnar loro come fare per conservare l’ostrica con l’acqua nella bocca, innalzando in fondo ad essa una barriera con la lingua per impedirle di scivolare nell’esofago. Tenuto a dare l’esempio, ho loro insegnato a introdurre come me l’ostrica e l’acqua nella bocca dell’altro, introducendo al tempo stesso in tutta la sua lunghezza la lingua... ridendo, poi, convenivano con me che nulla poteva essere più innocente.


Innocenza dell’ostrica e innocenza del latte. Bagno di latte, goccia di latte che si posa sulla bocca e che sfiora i capezzoli mentre un’o- strica morbidamente finisce nella bocca di Adamo. Ripeto: la cacciata dal Paradiso ce la siamo guadagnata con la Gola, ma devo ammettere che non c’è Gola senza Lussuria e qui mi fermo e vi lascio riflettere.