testo di Michela Iorio

Il colore puro un ortaggio, o un frutto, o ...

Quando meno te l'aspetti un tipetto biondino di neanche dieci anni si fa notare dicendo: "Sophia, ma tu il ph ce l'hai nel nome!"

Una frase dal perfetto tempo comico che ha provocato uno scoppio di ilarità tra educatori e bambini in visita a Puro Colore, la mostra-laboratorio che fino al 13 aprile racconterà il colore nell'arte e nel cibo tra il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna e la (galleria +) oltredimore.

 

 

Nel primo weekend di visite didattiche guidate e food experience si sono avvicendati bambini e adulti che hanno avuto la possibilità di annusare, tra gli altri, il rosso vermiglio ottenuto dalle fragole e ispirato a "I funerali di Togliatti" dipinto da Renato Guttuso. Meno inebriante il violetto ottenuto dal cavolo cappuccio essiccato che per il suo caratteristico odore non regge il confronto con il giallo cadmio al peperone.

 

Puro Colore è uno degli eventi speciali di La Scienza in Piazza® 2014 – Food Immersion  ed  è promosso dalla Fondazione Marino Golinelli  con la collaborazione dell'associazione RAW Magna (gli organizzatori di Postrivoro) e di Dina&Solomon graphic design. Il concept del progetto è stato ideato e realizzato da Andrea Montesi, architetto faentino classe '78 del collettivo francese Studio Public.

 

Ma cosa c'entra il ph? Per capirlo bisogna andare mesi addietro quando sono iniziati i preparativi per la mostra e si è cercata l'ispirazione per i colori da studiare e trasformare in tappe del percorso didattico. Durante una visita guidata alla collezione permanente del MAMbo con Veronica Ceruti del Dipartimento educativo sono state scelte le nove opere che sono servite da stimolo cromatico: il già citato quadro di Guttuso per il rosso vermiglio; "Morire per Amore" di Sebastian Matta per il blu indaco; gli archi giallo cadmio della scultura "Architettura cacogoniometrica" di Gianni Colombo; "Siepelunga" di Sergio Vacchi per il verde veronese; "Figure nel paesaggio" di Pompilio Mandelli per la terra verde; "Teorema di Pitagora" di Pinot Gallizio per il porpora; la scultura "J. Robert Oppenheimer (I'am Become Death, Destroyer of Worlds) di Matthew Day Jackson per il violetto di cobalto; "Fiori" di Giorgio Morandi per l'arancio di cromo; "Studio di nudi" di Ennio Morlotti per il rosso pompeiano.

Nove opere e nove colori da abbinare ad un frutto o ad un ortaggio da cui estrarre il pigmento.

Qui è entrato in gioco il ph di Sophia. Perché il colore non fa parte dell'oggetto in sé e lo sappiamo sin da piccoli. Si tratta di luce rifratta in diverse condizioni fisiche e chimiche. Così, ad esempio, il cavolo viola in ambiente più basico vira verso il fucsia e in ambiente più acido tende verso il blu. Durante il percorso didattico viene spiegato a bambini e ragazzi che nel Rinascimento i pittori dovevano essere anche alchimisti e scienziati e che alcuni pigmenti si ricavavano anche dai vermi, come nel caso del vermiglio. Altri erano composti di pietre dure triturate e alcuni anche pericolosi come i verdi a base di piombo. In ogni caso, l'atelier di un'artista assomigliava più ad un laboratorio che a una romantica soffitta bohemien.

Così, dopo aver visitato le opere al MAMbo il percorso prosegue a pochi metri di distanza da (galleria +) oltredimore e si entra nel laboratorio di Puro Colore dove si possono sperimentare le differenti tecniche di estrazione del colore da frutta e verdura. Il verde veronese lo prendiamo dallo spinacio che è ricco di clorofilla, ma bisogna stare attenti alle alte temperature per evitare di spegnerne la brillantezza. Alla fine del percorso, ogni partecipante può provare a dipingere su di un biscotto che ricorda la forma del classico "Pantone" utilizzando i pigmenti naturali.

 

Il colore si scopre, si annusa e si assaggia. Puro Colore si completa con le food experience, tre appuntamenti con il gusto durante il weekend a partire dalle 18.00. Il primo, dal titolo "Do eat yourself", è già stato assimilato da un centinaio di visitatori che hanno ricevuto una base neutra, una "tela bianca" composta da insalata di finocchio e daikon, polentina bianca e formaggio feta. A disposizione della loro fantasia dieci condimenti diversi in altrettanti colori. C'erano i crostini di pane al carbone vegetale; il sale maldon al cavolo viola; il pepe(rone) di un bel verde prato e fortemente aromatizzato; il curry di carota di un bell'arancio carico; l'olio allo zafferano e miele; l'aceto di carota viola; l'olio alla clorifilla di spinacio; l'olio arancione a base di carota al barbeque; la versione dark del gomasio; il sale alla barbabietola.

 

La seconda food experience si intitola "FAKE" (il 4 e 5 aprile dalle 18.00) e si concentra sul cibo che inganna con colori e forme che non appartengono alla categoria di sapori di riferimento: "Bon bon" di hummus di barbabietola; "Cheesecake. Dolce o salata?", una tartelletta salata con crema di formaggio e marmellata di peperoni rossi; Mini "cassatine" di parmigiano e cioccolato bianco alla clorofilla con ciliegia di mostarda piccante di Cremona.

Per l'ultimo weekend (11 e 12 aprile dalle 18.00) è prevista "WHAAM!" in cui il cibo sarà presentato nella sua veste pop con colori fluo ed esagerati  Quest'opzione esalta l'appeal visivo del cibo con abbinamenti che giocano sui contrasti di colore e ricette tradizionali rivisitate in chiave vegetariana.

Nel menù: Patè de "pois gras" su gallette di riso colorate; Insalata russa destrutturata con patate viola, carote, zucchine in acqua di spinaci su base di maionese giallo-curcuma; "Arròs negre i allioli (porpra)" Riso nero c e salsa di cavolo viola e yogurt.

 


La tela bianca su cui dipingere con i sapori e i colori ha generato non poco scompiglio. Il team scientifico di Puro Colore ha notato l'incidenza di un 20% di visitatori che hanno detto "me lo condisci tu?" e un buon 40% che ha chiesto consiglio alla chef Diletta Poggiali che ha curato i menù con Marco Bonfanti di RAW Magna. Ancora indecisi su come definire il fenomeno (horror vacui o sindrome da foglio bianco?) si sta studiano il processo cognitivo che si inceppa quando non si riesce ad associare un sapore al colore e viceversa. Il dubbio che si sia perso un po' lo spirito d'avventura con tutti i programmi di cucina che ci sono in giro è sorto, ma è stato spazzato via da Sophia "che ha il ph nel nome" e dal suo compagno di classe che è stato capace di superare campi semantici e gravitazionali passando dalla chimica al greco tra le foglie di un cavolo cappuccio.

 

P.s. Per motivi di copyright le opere citate non possono essere riprodotte, ma è un motivo in più per visitare Puro Colore!