testo di Giulia Bonora

Faked Meat: perché imitare carne vera quando non vuoi mangiare carne?

La popolazione mondiale sta crescendo e nei prossimi anni la produzione di carne sarà insufficente. Al supermercato sono in commercio surrogati di carne: prodotti a base di soia che simulano salsicce, hamburger, polpette di carne. Faked Meat è un progetto che la desginer Marije Vogelzang ha realizzato per rispondere alla domanda: perchè imitare carne vera quando non vuoi mangiare carne? Non c’è ragione di fare una salsiccia vegetariana se non hai le budella!

Marije ha fatto il percorso contrario: invece di falsificare il cibo animale per vegetarianizzarlo, ha inventato animali vegetariani.

 

La soia è un alimento che può essere lavorato conferendogli qualsiasi forma e Marije ha pensato di inventarsi degli animali vegetariani assieme ad habitat, stile di vita, alimentazione e gusto della carne.

 

Ponti - Pontikos Volcanae vive nei vulcani vuoti delle isole Hawaii. Costruisce la tana nel terreno fertile del vulcano e si nutre di cenere e magma freddo. Per questa ragione ha un sapore affumicato. Ponti usa la coda lunga per costruire la sua tana; perciò è perfetto come finger food ai party, perché lo si può mangiare prendolo per la coda.

Herbast- Detragono Herbalis è originario della Grecia e del Sud dell’Albania. La sua dieta è ricca di piante aromatiche che trasformano il suo manto in una pelliccia di erba utile per camuffarsi dai predatori. Herbast ha una forma quadrata che lo rende sempre pronto all’uso,  comodo per essere trasportato e come prodotto da barbecue. Infatti la sua forma semplifica la divisione uniforme delle porzioni a tavola.

Biccio - Gracillis Bicolor vive in nelle acque basse del Oceano del Pacifico vicino alla costa tra la Russia e il Giappone. E’ ricco di antiossidanti perché la sua dieta è a base di alghe marine. L’alimentazione determina il suo aspetto a strisce verdi e un sapore leggermente salato. E’ ottimo per piatti a base di sushi e servito con insalata di erbe fresche.

Sapicu - Avicularis Atrovirens, è il dessert ideale per terminare il pasto di un menu estivo. Sapicu vive tra gli aceri del Canada dove si nutre della linfa vitale beccando le foglie e i tronchi. Il suo dolce gusto è dovuto dalla linfa che marina la carne ammorbidendola e addolcendola. Viene cotto nel caramello e servito con gelato alla vaniglia.

Magari in un futuro non così lontano potremmo trovare questi animali nelle nostre case… come animali domestici o sotto forma di cibo, sarà più bello accarezzarli o mangiarli?

 

Marije Vogelzang è la prima designer al mondo ad utilizzare il cibo come materia di design. Il suo è un vero tentativo di rivoluzione che mostra le potenzialità di un nuovo approccio all’atto del mangiare.

 

Il primo fraintendimento è di pensare a Marije come  food designer. Essere una food designer implica disegnare il cibo, mentre per lei è già perfettamente disegnato in natura. Il secondo è di pensarla come chef, ma il sapore non è il suo fine e cucinare è solo una piccola parte di cosa è il cibo. Proprio per questo Marije si definisce eating designer, elevando il cibo ad entrare nel mondo del design alla pari delle altre discipline.

 

Ha iniziato la sua carriera nel 2000 quando si è laureata alla Design Academy di Eindhoven con il progetto White funeral meal, una cena dove tutte le pietanze sulla tavola erano di colore bianco. Dopo quell’esperienza è passato un po’ di tempo prima di capire la piena potenzialità di combinare design e cibo.

 

Marije è interessata a quegli aspetti sociali dell’atto del mangiare, per questo conia il termine  eating design, perché il suo lavoro parte dal verbo to eat = mangiare.

Mangiare è molto più che assorbire calorie. Il verbo mangiare è coltivare, crescere, trasportare, condividere, defecare ma anche cultura, abitudini, scienza, gusto, memoria, educazione, psicologia.

 

E’ affascinata dal  fatto che il suo design può essere mangiato e assorbito dal corpo. Per questo ha dichiarato: "I design shit = Io disegno merda”. Il cibo è qualcosa che rende tutti gli uomini uguali, tutti dobbiamo mangiare e tutti dobbiamo andare in bagno dopo qualche ora.

 

Quando si parla di eating design non è la forma o il sapore del cibo che contano, ma è l’approccio al design e al mangiare con un  pensiero: design thinking.

Il nuovo approccio all’atto del mangiare si realizza nella possibilità di vivere il cibo sotto forma di esperienza emotiva, attivando tra i commensali delle relazioni tramite la condivisione del cibo e la narrazione di storie personali, perché il cibo è il vero collante che tiene le persone unite attorno alla tavola.